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Nome: Emilio Ferro De Siena
Descriversi é sempre un'impresa ardua, barcollando perennemente sul filo dell'autoincensamento o dell'eccessiva autocommiserazione.
Per cui mi astengo.
Il tempo dopo il tempo...
Il tempo, lo spazio ed il silenzio...
Parlando di me senza conoscermi...
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Il cielo é cupo grigio
della pioggia azzurra
scivola sull'asfalto
ogni goccia
e qualche raggio
tra nubi intense e nere
si scava irresistibile
un passaggio
anch'io scavo
tra le giornate sparse
come fogli di giornale
tra un susseguirsi
di notti accese e calde
senza particolare
irresistibile coraggio;
sale sulla pelle sulle dita.
Forse in fondo
basta lasciarsi trasportare
da queste gocce di pioggia
dalla forza del temporale
che colpisce affonda
irresistibile lame di fuoco
tracce di colore greve
su vetri assonnati sul mare.
Forse in fondo
un riflesso di luce basta
ad accendere dentro sé
irresistibile
la vita.
Non immagini
né sogni
o luoghi lontani
né improbabili
viaggi...
La strada
non è lontana,
ma nascosta com'é
da uno sciame
di pensieri pare una selva
neppure tu sei lontana
silenziosa a volte come sei
nascosta tra un caffé
ed il fumo d'una sigaretta
forse attendi una parola
una parola da me
che ho il cuore in gola
una parola da me
e un'immagine di te brucia
nella mia mente.
Non sogni
né immagini
né improbabili
viaggi o
luoghi lontani...
eppure tra di noi
in questo assurdo
e maledetto presente
basterebbe una carezza
Il cielo é cupo grigio
della pioggia azzurra
scivola sull'asfalto
ogni goccia
e qualche raggio
tra nubi intense e nere
si scava irresistibile
un passaggio
anch'io scavo
tra le giornate sparse
come fogli di giornale
tra un susseguirsi
di notti accese e calde
senza particolare
irresistibile coraggio;
sale sulla pelle sulle dita.
Forse in fondo
basta lasciarsi trasportare
da queste gocce di pioggia
dalla forza del temporale
che colpisce affonda
irresistibile lame di fuoco
tracce di colore greve
su vetri assonnati sul mare.
Forse in fondo
un riflesso di luce basta
ad accendere dentro sé
irresistibile
la vita.
Non immagini
né sogni
o luoghi lontani
né improbabili
viaggi...
La strada
non è lontana,
ma nascosta com'é
da uno sciame
di pensieri pare una selva
neppure tu sei lontana
silenziosa a volte come sei
nascosta tra un caffé
ed il fumo d'una sigaretta
forse attendi una parola
una parola da me
che ho il cuore in gola
una parola da me
e un'immagine di te brucia
nella mia mente.
Non sogni
né immagini
né improbabili
viaggi o
luoghi lontani...
eppure tra di noi
in questo assurdo
e maledetto presente
basterebbe una carezza
una carezza sola.
C'è poco da scrivere
stasera
ancor meno
da aspettare
pochi silenzi
e strane assenze
nel pensiero.
Se n'è volata via
l'immagine di me
pochi passi più in là
poche spiagge
e qualche colle in più
dietro l'ombra
d'un ricordo scolorito.
Piove
e c'è poco da dire
questa sera
qualche lampo
dietro i vetri
e sulle case
a rammentare
che è luce
anche l'ombra
delle stelle.
Troppe conchiglie
appese al cielo
il mare nel mio ventre
un orizzonte nero
giorni a collane aperte
e notti
notti... notti...
Stride la cinghia
del freno
occhi e foglie cadenti
portali d'acciaio scuro
grappoli di giorni perduti
e notti
notti... notti...
Cielo terso e stelle
appoggiate alla mia ombra
cadute sulla mia spalla
distrattamente
come monili lucenti
giorni m'adornano la mente
e notti
notti... notti.
Miglia lontani,
amanti
racchiusi
in una sfera:
acqua e cristallo.
Estasi di sole
lascia segni
e ricordi
nella pelle e
amplessi infuocati.
Più vicini,
ancora più vicini,
solo il tempo
ci allontana
oracolo magico
l'amore chiama
oppure separa.
Sul disco
quattro tracce
e musica lenta,
quattro impercettibili tracce
sibilo soave d'un violoncello.
Sulle pagine
tre parole in riga
come pioppi attenti,
come assurdi marinai
nei cieli roventi.
Sulla mia faccia
poche rughe o tante
a seconda dell'umore
nell'attesa d'un gesto insonne,
d'una semplice parola.
Strana coincidenza la vita
i suoni s'intrecciano
al fumo d'una sigaretta
s'annodano ad una o tante cose
dette più o meno in fretta.
Attese vane e corse affannate
dietro cosa? Tra squilli acuti
o un'isterica musichetta,
il suono della tua voce
o ciò che su di me scrivono
le tue mani?
E gli arabeschi del fumo
e dei destini - intrecciati -
legano a doppio filo la nostra vita
ad un nulla, ad un attimo fuggente
un incrociarsi di sguardi perduti
uno sfiorarsi appena e bruciarsi.
Tu hai occhi speciali
conosci e vedi
ogni mio più nascosto
ed impercettibile segno.
Leggi in me
come uno sciamano
nel fuoco e nella terra.
E, se volessi sparire
o nascondermi
solo tu sapresti
e potresti ritrovarmi.
Raccoglieresti foglie
rosse d’acero
tra il fumo e le betulle
disegnando e chiamando
il mio nome.
Staccato
e freddo
a neve
a ghiaccio
nelle vene
sulla cute.
Nero
profondo
astro
è lontana
a sprazzi
la voce.
Grava
sulle spalle
d’Atlante
la stella
e la luce
non luce.
E’ mare
è marmo
azzurro
e brilla
negli occhi
nella mente.
E' roccia
è terra
bagnata
fertile:
accende
l’animo.
Delle mie parole
e perciò
dei miei pensieri
rimane
l’acuminata
aguzza lamina.
Pochi sorsi
e piedi di legno
a sostenere silenzi
i miei silenzi
fondi come notte
e sguardi
a stellate terse.
Lampioni
ci abbracciano
ci avvolgono
è lana di luci
sulla pelle
e sui baci.
I tuoi baci sferrano
mortali attacchi
alle mie sottili difese
simili a carta velo
esile il gioco
sottile il tuo piglio
avido e sincero.
La solitudine
le parole
mille
tra la folla
dell’enoteca
gremita.
La solitudine
senza voce
nessuna
tra le luci
dell’alba
intorpidita.
La solitudine
una via
cento
tra di noi
sulla strada
appena asfaltata
tra le curve
appena affrontate
svolta confusa
stordita.
La solitudine
un battito
nel petto e
tra le mani
che cercano,
cercano...
Cercano tra le mille
pieghe sottili
e tra nessuna
insulsa parola
e tra cento
stanze uguali
al mio cuore
e tra un battito
ed un palpito...
un battito
ed un palpito...
La solitudine
nella solitudine
d’un solo battito.
Credo che la mia anima
sia bruciata in un secondo.
Così per disattenzione
lasciai un dì lo starter della vita
nella posizione minima,
ho camminato per il mondo
senza badare all’olezzo di zolfo o di carbone
alle parole vuote con cui m'adorno.
Spesso nel chiarore e nel rumore
m'arresto e m’addormento.
Stanco? non direi - per quel che faccio!
Mi trascinano i gesti, le auto, i camion...
Filo veloce su strade senza meta ne colore
ed é un tormento:
mani e piedi legati stretti con un legaccio
fermo immobile come Tut-Ank-Amon.
L’oggi è scolpito
sulle settimane
senza roccia,
senza nerbo
né traccia.
L’oggi s’accende
sulle dune del sonno,
senza sabbie
mobili danzanti
infide distanti.
L’oggi simile
ad un lampo,
e il desiderio
di partire e fuggire
svanisce nell’aria.
L’oggi disteso
sulle piccole cose,
lascia impronte
vivide ed
indelebili.
L’oggi a volte
simile ad uno
spegnersi
e risorgere.
Son dentro te
e fuori dal mondo
(non vorrei fuggire)
Son dentro te
e nell'universo
(immenso é sempre
il di-venire)
Non strattonarmi
e poi sarebbe inutile
lo sai, le cose rabberciate
non hanno futuro
e noi non lo capimmo
mai, solo frammenti di vita,
ed entrambi annodati, legati
disordinatamente assieme,
ebbri di nomi e di cose vuote,
di futili cose e dissonanti nomi
le mani ed i piedi sospesi
nel nulla, cercando - poveri illusi -
inutilmente un qualunque
estremo ed ultimo passo
netto sicuro e deciso
temerario
e futile.
Sei goccia calda
di pioggia
e lacrime di freddo
e piccoli passi
sotto al portone
in ansia aspettandoti
sospirandoti.
Sei un gesto della mano
preciso e lento
uva passa sulla neve
ed il tuo saluto
mentre t'osservo
non è mai un addio
mai un addio.
Sei gote arrossate
e piccoli segni
nel vento in gelide folate
impercettibili e sicuri
vascelli lontani
attraccati al mio dove.
Sei colei che lenisce
ed attenua il dolore
per la mia inquieta
passione vitale
gioiosa
a volte oscura
unico balsamo
unica cura.
Il sogno è la mia malattia
e la notte non dormo,
attonito osservo il soffitto
qualche sprazzo di luce
tra l’arancio e l’azzurro
tra lo stridio dei treni
ed il latrare dei cani.
I cani loro
la notte non dormono
no non dormono vegliano,
vegliano
su quelli come me
che a stento a fatica
cercano il sonno
tra le perdute parole
di persone in auto
che di sotto corrono
scorrono.
Il sogno è la mia malattia
ed è una vita che non sogno
se non una volta buia
d’indefinite ombre
tra il lampadario
e il cielo,
tra la luce fioca
dello spioncino
sul portone
e l’ombra delle stelle
e della luna
sulla camicia appesa
sul contorno scuro
del pantalone.
Metterei le parole
a volte addormentate
rinserrate nella mia mente,
insieme al tuo passo
estroverso da ballerina
lieve inquieta e spensierata,
lungo ogni tuo sguardo
accanto ogni tuo sorriso.
Giorni
come gocce
come collane.
E nomi
mai dimenticati
mai riscattati.
Macigni
i giganti caduti
superstiti demoni.
Fantasmi
coperti di stracci
fantasmi
indorati e dolenti.
Scriverti o disegnarti
sul foglio che aspetta
che in fretta scorra
la biro a tracciare
tra un’ellisse
ed un cerchio
le parole i silenzi.
Dipingerti e descriverti
sul foglio che freme
in parole in un attimo
e calore sulle dita
a tratteggiare quiete
a trattenere il respiro.
Riflesso su di me
e sul foglio candido
spoglio il mio viso;
a nascondere
a tacere.
Temendo in me
nell'ansia dell'immaginarti
un’assenza un vuoto
costante.
Poche volte
ho attraversato
le tue parole
i silenzi
d’un tuo sguardo,
le volte che lo feci
rimasi immobile
alla soglia
delle tue mani,
ai confini
delle tue labbra
sospeso tra le pieghe
del tuo sbigottimento
scoprendo
passo dopo passo
ciò che afflitta
mi celavi.
Poche volte
alzasti
lo sguardo oltre
le mie parole,
poche volte
cercasti calore
oltre i miei silenzi,
le rare volte
che lo facesti
fu per me
come una lama calda
che trafiggendomi
da parte a parte
estirpava
affondo
dopo affondo
ciò che inutilmente
tacevo.
Le schegge
hanno trafitto i polmoni
l’aria imbrunita da parole
inesplose lascia profondi segni
rende affannoso il respiro.
(Sento i suoi passi)
Una matita
di grafite nera disegna
su pochi metri d’asfalto,
levigato da mille pneumatici
un confine invalicabile.
(La montagna mi guida)
La felicità
appesa ai fili della luce
a vacillanti e consunte travi
di legno scuro, oscilla
al lieve moto dell’aria.
(Le tue parole sono archi di luce)
Sconfitta e trafitta
da ali di gabbiani morti,
dal vibrare d’insetti
dai respiri degli amanti
del giorno e della notte.
(Una sola strada per Simpson Hill
...mille per Roma)
Trafitta e sbalordita
la felicità si tinge
di rosso.
Quanto ci vuole a perdersi?
Qualche pagina da sfogliare
tre impercettibili passi
una semplice e distratta
inopportuna parola.
Quanto ci vuole a perdersi?
Ritrovarsi nudi tra la folla
a guaire ai lampioni, alla luna
e mordersi la coda, le labbra
contorcendosi l’anima e le mani
Seduto su una panchina.
Quanto ci vuole a perdersi?
Ali di farfalla spezzati
sul ciglio della strada
segni del destino sulla tastiera
cercarsi attraverso uno schermo
tra mille parole e nessuna.
Ascoltami
ho mani per descriverti
e fiato per muovere
i tuoi capelli e le nuvole
ho fiato per descriverti
e nuvole.
Ascoltami
oltre l’orizzonte
i miei gesti scuotono
persino i sottili fili dorati.
E i miei gesti tessono
un filo dorato
che accurato cuce
tra le tue lenzuola inerti
i disegni dei nostri corpi
e dei ricordi la traccia
i tenui disegni dei ricordi
tra le tue braccia.
Sai che giorno è?
E’ il giorno delle foglie rosse
e dei festini all’ombra
d’inattesi e tardivi inverni.
E’ il giorno breve
di percorsi mai compiuti
e di scarpe nuove consumate
di grappoli dorati a stento recisi.
E’ uno di quei giorni
dentro i quali la carezza del vento
sfiora le labbra screpolate
dalle piaghe inaspettate del tempo.
Oggi è giorno di brina
appena adagiata sull’anima
è giorno di fiaba, di cioccolata calda
riponi lenta le mani sul viso.
Io, stacco la spina.
Ho abbassato su di me
le inferriate del silenzio
e le parole scuotono
flebilmente l’aria
o quel po’ che ne resta
e di me
quel po’ che resta.
C’è un sentimento
di resa, d’abbandono
nella mia vita
uno stato d’animo
che non mi perdono
no
non mi perdono.
Che importa
quali siano
i passi da fare
le scarpe da scegliere
Se non riconosco la strada
o meglio se è persa!
Importa che piova o no!
Che piova o no…
A Natale
c’erano collane
di luci
tra gli occhi
delle persone,
e panettoni
caldi di forno
insaporivano
l’aria candita,
candita di ché?
A Natale…
Oggi
luci ad unire
feste e festoni
luci e luci ancora,
a lampeggiare
come un odioso
ammiccare
l’aria stordita,
fine d’anno
che s’annuncia
uguale,
uguale a se stessa
ad un freddo fuoco
un soffio di sabbia.
Uno scivolare
scivolare lento
di morte o di vita
un sibilo d’aria gelida
tra il pensiero e le dita.
Ero
nei tuoi occhi
il riflesso
di me stesso
sognato.
Ero
nei tuoi sguardi
diverso, eppure
uguale
a me stesso.
Ero
un sospiro
della tua voce.
Ero
nel dimenticare
ero
nel dimenticare...
Cercavo casa
e qualche finestra
da aprire
sulla strada,
sui lampioni accesi.
Spalancare
di fronte ad una luna
di latta o di riflessa luce
gli occhi.
Cercavo cose
che m’infondessero
estro, esuberanza!
Ma un tappeto,
seppure orientale
ed intrecciato bene,
non basta a mutare
in esotica o misteriosa
la vita.
- Hai confuso
i colori con le certezze -
mi dicesti calma,
imperturbabile serafica
come una vestale
antica che si sacrifica.
A dir vero, confusi
le certezze e il tuo sapore.
Cercavamo
un colore comune
alle cose
ai dissapori...
impercettibili
come il ronzio sordo
d'un motore.
Tu amavi follemente
il rosa pastello;
io l’intonazione
della tua voce.
Come se
una porta chiusa
dietro me
o davanti,
dopotutto
che importa?
Se alle spalle
è buio e dinanzi
l’orizzonte
sospende al cielo
i monti.
Come se
le parole
abbandonate
nella smarrita testa
bramassero
acqua o luce
per chissà quale sete
loro, povere parole
senza bocca!
Ma che importa?
Cadano nel vuoto!
brucino o svengano
nella tempesta!
Disperse dal caso
forse per buona sorte
un dì rinverranno
su pagine pallide
contorte,
fogli ansimanti
nella attesa
d’una nera china
che ne offuschi
con trascurabili
minuscoli segni
la purezza
e ne squarci
lo splendore.
Aprite bene le orecchie
forse poche volte
avrò altre occasioni
come questa.
Ascoltate bene
le mie parole,
benché raramente
vi abbia del tutto
aperto il cuore,
oggi sento veramente
di doverlo fare,
è un peso che m'opprime
state in silenzio
coscienziosamente,
la mia è
se volete
una preghiera
un’invocazione.
Aprite le orecchie
manifesterete poi
il vostro giudizio
confutando ciò che dico
se credete,
ma ora
vi supplico
aprite bene le orecchie
ascoltate
in silenzio
in silenzio
ora
per Dio
vi supplico
ascoltate
questo amaro
penoso silenzio
da vendere.
Alice
nel paese
della meraviglia
nelle Langhe
in Brianza o
in piazza San Babila.
Alice
un treno pendolare
un auto, in una corriera,
una corsa a piedi
qualche sigaretta
fumata in fretta.
Alice che pende
dalle labbra
del droghiere
profumo di porchetta
sotto i portici
di Reggio.
Alice si perde
nel caldo d'estate
per le strade di Roma
uno zingaro suona
vecchie arie stonate
Alice è serena, felice.
Con gli anfibi
sotto scrosci
violenti d’acqua
senza veli nella nebbia
tutto il pomeriggio
Alice danza.
Quattro foto
appiccicate al muro
Alice é sogni
di carta crespa
Alice é lacrime.
Lacrime
nella sua stanza.
Crois-tu aux feux
hauts et majestueux
resplendissant qui
instant après instant
se lèvent au matin quand
ténèbres e tristesses
incroyablement sombres
ne sont que pâles nuages
engloutis par la joie.
Foudres étincelantes
auprès d’un simple regard
yeux émerveillés, pas
encore apprivoisées par
tes tendres caresses.
--@--
Crederai ai fuochi
alti e maestosi
splendenti i quali
istante dopo istante
si ergono al mattino quando
tenebre e tristezze
incredibilmente scure
non son che pallide nubi
inghiottite dalla gioia.
Folgore scintillante
celata dietro uno sguardo
occhi stupefatti,
non ancora domati
dalle tue tenere carezze.
Spesso mi si dice:
- ché tu sei dolce!
- ché tu sei tenero!
(le donne ben intesi)
e tra me e me dico:
- che me ne fo'
di tanta dolcezza
di tanta tenerezza
se, giunto al termine
del dì (uno ancora)
mi stendo
su' nodi del letto
di cartone
ed il sonno
cercando vo'
tra lana di vetro
ed amarezza?
Le mani
(segnate)
seguono
strade consone
ai loro miraggi
e la mente
tra le membra
(sudate)
riposa assopita
ne disegna i no.
Le mani loro
hanno (e sanno)
solo sì da spartire
non si placano
...sognano.
L’immagine
è chiara
il buio il mistero
non fa paura
(spesso è il fuoco
che uccide)
Morte è luce
sull’oscuro
e
le mani hanno
(e sanno)
solo sì da spartire.
La pallottola
fora docile
la carne
non c’è dolore
in quell’istante
né memoria
presente
o passata
spiraglio
di luce
tra le fibre
da sempre
nella notte
al giorno
s'apre il fiume
delle vene.
Se ti sfioro
le labbra
appena appena
potrei morire.
A morderti la lingua?
basta un secondo
ma rinuncio
così per sfizio.
Il frutto
raccolto
con la (mia) bocca
ha più sapore.
Ed ho fame
di te ho fame
e non sarò
mai sazio.
Le stanze
vuote
cariche
di profumo
d’incenso
e muri
impressi
dai tempi
tempi di musica
di raccolta
e di semina.
Qualche nota
stona
non m’affligge
a volte ravviva
i colori
sfuma la nebbia,
i tuoi fianchi
sfidano le ombre
e profumano
di vaniglia
di pepe.
A volte
il freddo
non ci abbandona
indugia in noi
come gabbiano
sul mare
in tempesta,
a volte nella mente
il desiderio di te
rovente
non si spegne.
Morbido
anche l’acciaio
si piega.
Il freddo
stanotte,
ricopre
di brina
la luna.
Sul colle
appoggiata
tra le intirizzite
palme, al calore
d'un respiro
si scalda.
Il freddo
questa notte
lascia segni
sulle vene,
è lama di luna
che ne disegna
il viso
è lama di luna:
frontiera incerta
tra dubbio
e sorriso.
Immenso
mistero
del vivere
ed amare
così leggera
ed intensa:
sei cometa
sei stella.
L’universo
non ti spaventa.
L’Idea
quotidiana
di te m’ispira.
L’emozione
è in te,
tu Sei.
I sogni stesi ad asciugare
dopo questo sconfinato inverno
troppe volte ho lasciato la pioggia
scivolare lungo i miei stati d’animo.
Le cose vissute aspettano impazienti
dietro i sipari scarlatti della mente,
anche in questa apparente e serena
giornata d’un dicembre inaspettato.
Improvvisi scatti colgono sul viso
espressioni tra l’arancio e grigio
nubi azzurre di sigarette accese
vortici d’abitudini decadenti.
Il passare del tempo é pioggia sul futuro
un fottuto sogno dimenticato o spento,
fingo rivoluzioni intorno ad un armadio
attorno a scaffali colmi di libri e vento.
Inconvenienti e delusioni attendono
pazienti, affacciate a balaustre verdi.
Uno sguardo attento al giornale
così, per tener fermi timone e redini.
In queste giornate di bolina
non un porto né una baia sottovento
ad aprire le braccia ed accogliermi.
Intorno solo mare, mare aperto.
Cercando una rotta sicura
tra sogni addormentati
latitudini arrotolate sui pontili
non traccio linee sulla cartina
ma scrivo, scrivo...
solo poesie d’amore.
Spenta
la luce la tv
e il telefonino
lascio
che si spenga
questa domenica.
Rimangono
negli occhi i lumini
accesi sull’altare,
i balconi
le piazzette sul mare
un poggiolo verde,
rimane
nelle orecchie
un suono d’organo
e le sue note
nel silenzio
della chiesa,
quel minuscolo
giardino tra i carrugi
e le fasce d’ulivo,
una magnolia
ed un agave affacciati
sull'azzurro.
Ho lasciato
la mia impronta
sul cemento fresco
della piazza,
e questa notte
i lumini sull'altare
sussurreranno
sottovoce
il nostro nome.
La luce è spenta;
questa domenica
si compie
con un sorriso.
Poche volte
ho attraversato
le tue parole
ed i silenzi
d’un tuo sguardo,
e quelle volte
che lo feci
rimasi immobile
alla soglia
delle tue mani,
ai confini
delle tue labbra,
scoprendo
passo passo
ciò che afflitta
mi celavi.
Poche volte
alzasti
lo sguardo oltre
le mie parole,
poche volte
cercasti calore
oltre i miei silenzi,
le rare volte
che lo facesti;
fu come una
lama calda che
trafiggendomi
da parte a parte
strappava
affondo dopo affondo
ciò che oppresso
ti celavo.
La mia estate
é stata lunga
(fin troppo).
É si sa
troppo sole
troppa gioia
alla fine
feriscono
incidono
tracce profonde;
più d’un coltello
o d’una lama.
Adesso l’inverno
é lungo
le piogge bagnano
e annegano l’animo
ha ben poco da battere
il cuore,
scendono spruzzi
di freddo e neve
inaspettati.
E' lungo quest’inverno
come si suol dire
(banalmente)
- non c’è più stagione
neppure per il cuore.
Lunghe distese
bianche
brillano nei miei occhi
ed il gelo é negli sguardi
anche nei miei forse...
Ma che importa
seguo la strada
che porta al mio polo
e quando lì
pianterò
il mio stendardo
si riscalderà
il mio sguardo
non mi sentirò più
solo.
Portandoti via
i rumori di noi
le parole di noi
i silenzi...
Incudini e lame
i tuoi gesti
leggeri.
E così te ne vai
nella tua voce
un'altra, non tu
ed io
non più io
ai tuoi occhi.
Trascini via
come un fiume
in piena la vita.
Che rimarrà
di te, che te ne vai?
Se l'immagine di te
in me
già si nasconde
impaurita
una fragile gatta
ferita.
Scommetto
i miei libri ingialliti
su giornate
e sorrisi inventati
sulle corse a cercar
delle scuse
e su musiche
o immagini illuse
su lettere tue che
non ho mai letto.
Non mi crederai
(t’asciughi una lacrima)
Scommetto
le pagine bianche
sulle quali
ho descritto la vita
e l’inchiostro
del sangue che brinda
ad un bacio
che accende e che vibra
e mani le mie
sul tuo petto.
Non mi riconoscerai
(ti sfugge una lacrima)
Scommetto
i miei dischi usurati
sulle notti piovose
carezze volute
carezze cercate
ed occhi a cercare luce
una luce nei tuoi occhi
come un faro spento
piccolo gozzo infranto
accanto al muretto.
Non ti ascolterò
(un’altra ed un'altra
un'altra ancora...)
Qualche cassetto
di baci avanzati
(quasi nuovi).
Tre o quattro
scaffali di abbracci
(senza panna né cioccolata)
ancora caldi di strette
amorosamente amiche.
E ripiani interi
d’ogni tipo di carezza
(fresche come frutta
o verdura di stagione)
ancora vergini di pelle
da lambire con dolcezza.
Scatole e scatole
di passeggiate vuote
in riva al mare
(d'inverno quando è scuro
e fa sempre un po' paura)
scarpe e suole nuove
ripiene di belle parole.
Una cassa di tavole
imbandite a due,
con candele arricciate
(consumate come scogli
levigati dal vento)
e cerini, cerini caldi
di passione
(che a contarli
saranno ben più
d’un milione)
E un po' di me
di quel che non mi serve
(probabilmente il cuore
o la mente)
In cambio chiederei
(umilmente)
che m'insegnaste
ad amare...
amare veramente.
Ho camminato
a bocca aperta
per giorni
e senza ombrello
sotto la pioggia;
probabile
che stasera
(poco all’erta)
pisci: girini
storditi e i semi
dei girasoli
piegati e stupiti
che stavan
nella loggia.
Se così non fosse
per favore scrivete:
- Ha soltanto
anticipato il tempo -
Piove
ho l’animo inzuppato
di te e dei tuoi baci
scrosci d’acqua
improvvisi e violenti
non mi spengono
(tu bruceresti il mare)
piove
intrise le mie parole
dei tuoi occhi d’acqua
tu mi sorridi bagnata
e m’ offri il tuo fiore
piove
la coltre di gocce protegge
dai fatti crudeli l’amore
e piove
sui muri di casa
su finestre e balconi
sul tetto che
timidamente
che ci copre.
Non recidere
con l’indifferenza,
sul marciapiede
stanco di cicche
e di passi
(i nostri)
quel filo
che trattiene
la sostanza
e lascia segni
su tetti pesanti
tra i fili d’erba
(su un fiore)
scorra
in ogni modo
la trama finché
lenti appariranno
i titoli di coda
e la parola – Fine -
(forse già finita)
Ora lo sai
oltre il cielo
solo cielo:
freddo
scuro
oltre il suolo
terra roccia:
calda
dura
ed oltre le parole:
rosso sangue
forse cuore
insicuro.
Ora lo sai
tra gli alberi
oltre gli oceani
vibrano
gli animi inquieti
e parole perdute
cristalline chiare
e luce
si spengono
per un istante
sole
stelle
un attimo
il buio svanisce
scompare.
Ora lo sai
non sarai solo
mai
appartieni
ora lo sai
a loro...